A mia volta mi fido del mondo
non ti dico le botte che prendo
Non c’è modo di starsene fuori
da ciò che lo rende tremendo e stupendo
la canzone rimasta nel vento
le sorprese che fa il firmamento
ed i primi che mangiano tutto
e gli ultimi pagano tutto quel conto
per il cielo è un po’ presto
per l’inferno non c’è posto
per qualcuno è solo buio pesto
A mia volta ti apro la casa
e ti trovi davanti a un vampiro
che a mia volta devo succhiare
tutto l’amore che riesco a rubare
per me
la linea sottile
tra baciare e mangiare
la linea sottile
tra venire e partire
c’è una linea sottile
fra star fermi e subire
cosa pensi di fare?
Da che parte vuoi stare?
A mia volta non smetto di andare
anche se non si sa ancora dove
a mia volta invecchio alla svelta
perchè non rinuncio a una certa illusione
una faccia che sembra destino
ed un vecchio che torna bambino
e traguardi che sono partenze
ed un tramonto che è come un mattino
per il cielo è un po’ presto
per l’inferno non c’è posto
per qualcuno è solo l’antipasto
a mia volta mi lascio un po’ stare
e mi faccio un periodo di mare
a mia volta non è che mi cerco
che poi non si sa cosa posso trovare
da me
la linea sottile
tra il tuo bene e il tuo male
la linea sottile
tra dormire e sognare
c’è una linea sottile
tra tacere e subire
cosa pensi di fare?
Da che parte vuoi stare?
Vuoi vedere che non era niente
vuoi vedere che era già tutto lì
vuoi vedere che è venuto il tempo
e che è facile così
tra la voglia e il piacere
tra la noia e il bicchiere
c’è una linea sottile
tra aspettare e scoppiare
cosa pensi di fare
da che parte vuoi stare
la linea sottile
fra baciare e mangiare
fra partire e venire
c’è una linea sottile
tra star fermi e subire
fra la voglia e il piacere
cosa pensi di fare?
da che parte vuoi stare?

Lo scorso mese abbiamo parlato di “responsabilità” e proprio poco dopo la pubblicazione dell’approfondimento ho sentito questa nuova canzone di Ligabue La linea sottile.
 Perché è tanto difficile accettare “l’incarico di responsabilità”? Questa canzone mi ha dato lo spunto per riflettere e per cercare di parlarvi dell’intreccio di due aspetti che influiscono enormemente su questo: il desiderio e il godimento.
 “C’è una linea sottile”. Proviamo immaginariamente a pensare a cosa ci sia da un lato e dall’altro di questa linea.
Da una parte della linea troviamo il desiderio. Già precedentemente abbiamo parlato del desiderio, di come l’assunzione del proprio desiderio sia un’esperienza di separazione dalle aspettative dell’Altro.
C’è un altro aspetto che è importante rilevare, in quanto aiuta a capire meglio la differenza con l’istinto: il desiderio sorge dalla mancanza, da un’assenza di programmazione, di schemi di comportamento. Si costruisce, dunque, attorno a un vuoto in quanto nessun oggetto può colmarlo e attraverso la rielaborazione di esperienze assolutamente uniche, soggettive, particolari.

Dall’altra parte c’è il godimento che, invece, non manca di nulla, è una forza costante, un’esigenza di soddisfacimento, dove non si può reperire un senso ma piuttosto una frattura con il principio del piacere. Per dirla con un esempio, quante volte vi è successo di fare qualcosa che sapevate vi avrebbe fatto stare male ma a cui non avete potuto sottrarvi?

Freud è stato duramente criticato per avere messo in luce proprio questo aspetto: gli esseri umani aspirano a godere, al di là  del  Bene e  del principio di piacere, inteso questo come una soddisfazione equilibrata, non nociva, di quiete.
Freud vede che c’è un “osso duro”, il godimento, qualcosa  a cui il soggetto fatica a rinunciare, anche se lo fa soffrire e che continua a ricercare e ripetere. Mi viene in mente, proprio dalle vostre mail, chi  scrive che trova sempre ragazzi/e che li trattano male o chi  lamenta di trovarsi sempre in una posizione di  esclusione.
Freud trae dunque dalla sua esperienza clinica un insegnamento, che gli esseri umani non rinunciano facilmente al loro attaccamento al sintomo, al godimento che il sintomo procura.

Dunque, che fare? E’ il godimento che vince?
No!  Certo, la psicoanalisi mette in rilievo il pericolo che l’eccesso di godimento possa schiacciare il desiderio  ma segnala anche come il desiderio non sia solo qualcosa che si schiera contro il godimento. C’è un punto in cui si mescolano, “c’è una linea sottile”: quando rischiamo del nostro, senza aderire semplicemente alla domanda dell’Altro, quando incontriamo il nostro desiderio più intimo, quando per la prima volta ci accostiamo ad esso, non rischiamo forse anche di perderci?"
 E’ quello che in fondo esplicita Ligabue in questa canzone “la linea sottile tra il tuo Bene e il tuo Male”.
Il tratto originale della psicoanalisi è che svela l’inganno che fa pensare l’essere umano esclusivamente alla ricerca del benessere. Ma è proprio dal fatto che riconosca questo “osso duro” che si può introdurre qualcosa di diverso, che si può realizzare un connubio col desiderio in modo da ridurre la  spinta distruttiva, incanalandola verso una creazione positiva.
 
“Da che parte vuoi stare?”
Il grande compito che la  psicoanalisi sostiene è che il soggetto possa allearsi al desiderio, non eliminando il godimento, ma trovando un suo trattamento possibile in modo da non subirlo più.