Oramai sul loro conto si è detto tutto e il contrario di tutto: geniali, innovativi, roba vecchia, replicanti. In effetti è fin troppo facile chiedersi: ma non ci siamo già sentiti prima? A Ferrara, dove la rassegna Sotto le Stelle gremisce ogni estate Piazza Castello, i White Lies sono apparsi per quello sono: la versione scolorita e acerba di Joy Division, la carta carbone di Interpol; i lontani cugini di Editors. Capitolo apparentemente chiuso, e non se ne parli più: presto o tardi bisognerà raccontarli con riferimento a caratteristiche proprie altrimenti il rischio di dimenticarci a breve di loro lo correremo eccome e forse senza dispiacercene troppo.

E tutto questo, i giovanissimi ragazzi di Ealing (Londra) lo sanno. Se To Loose My Life da studio a molti era parso un vero prodigio, dal vivo il risultato non è certo eccellente: il muro del suono che sollevano è nulla più che un muretto di contenimento e si avverte la mancanza degli archi e dei violini, di campionamenti accurati, e in generale di poca esperienza live. Aspetto che emerge soprattutto in Farewell to Fairground, sincretica ballata vintage cui tastiera-chitarra-basso-batteria non attribuiscono la giusta importanza. Subisce il complesso di inferiorità pure Place to Hide. Buona ed essenziale invece E.s.t.
Che dire? Segnarsi in agenda il prossimo tour, in cui - si spera - emergeranno i veri connotati dei White Lies. Per ora rimangono fenomeni da un album, ma tanto di cappello per aver azzeccato le sonorità giuste al momento giusto.  

Dei Bloc Party la definizione più curiosa rintracciabile in Rete suona più o meno così: "Sono gli Strokes pieni di vita che incontrano i Cure più sorridenti". Ilarità a parte, l'energia è il vero valore aggiunto di questa band, il cui cantante Kele, nel pomeriggio si aggirava pedalando per le vie dell'assolato centro estense accompagnato dalle inseparabili cuffiette: chissà - viene da chiedersi - cosa gli rinfrescava l'udito nella giornata meno indicata per un simil tour. Qualunque cosa fosse sappiamo aver contribuito in maniera determinante a quelle due ore piene di musica in cui la band inglese ha avuto tutto il tempo di srotolare il repertorio più recente, e strizzare un paio di magliette madide di sudore.
Oltre alle buone note, nella notte di Ferrara si inseguono applausi e apprezzamenti rivolti al palco a gran voce. In effetti la sintonia tra Bloc Party e il pubblico non si discute: i quattro giovanotti parlano, aizzano, storpiano l'italiano ammantandolo di cockney. Bellissima I Still Remember; impagabile Helicopter.


Laura Gramuglia e Gianni Zecca