Scott Matthew a Ferrara Sotto Le Stelle: CHIRURGICO INCANTO
Accostato per estasi lirica a Antony Hegarty e per attitudine folk a Devendra Banhart, Scott Matthew ammette di avere in comune con il primo una fragilità da cui non ama separarsi - è quello che voglio mostrare, fragilità e vulnerabilità - e con il secondo una barba fuori misura.
L'artista australiano si nasconde per gioco tra capelli e amuleti che farebbero la felicità di Marc Jacobs e mostra, in piena luce, un'essenza di rara bellezza.
La sua voce piange senza lamento. I suoi testi denunciano senza voler sollecitare compassione di alcun genere.
La verità è tutta qui. In una musica che non rivela generi, ma stati d'animo. Crudi, compatti o astratti.
La musica di Scott Matthew urge di verità e lui magistralmente dirige questo impulso in canzoni puramente magnetiche.
Dal vivo talento e umiltà si alleano. Ogni brano sezionato in canto si libra alto accompagnato da un sorriso, da una rapida battuta del cantautore rivolta al pubblico. E' il suo modo per incoraggiare al volo. Indolore e preparatorio per un bene talmente grande da non essere sempre inteso a dovere.
Proprio in White Horse canta: Now there is a white horse caged in my heart / and it's going to kill me just to get out
Affetto e desiderio rischiano di investire e poi cadere a terra ancora prima di essere accolti.
"Il cavallo bianco non rappresenta l'amore in generale, ma quello che non ci si sente di poter esprimere, e ti vuole uccidere perché tu vorresti davvero esprimerlo, ma non puoi farlo, e il cavallo scalpita per poter uscire. Il problema è se la persona verso la quale tu vuoi esprimere il tuo amore te lo lascia fare..."
Scott Matthew si definisce un quiet noise maker. Ama fare rumore piano piano. "In fondo la musica è rumore, sebbene rumore organizzato. Rumore prodotto con uno scopo."
Scott Matthew veste di sensibilità e attesa il suo ukulele. Lievemente sfiora l'animo dell'ascoltatore. Scosta orpelli, spoglia l'intenzione fino a renderla necessaria. E l'impronta rimane.
Laura Gramuglia

