Bologna: esperienze musicali oggi, la parte contemporanea del Bologna Festival, dedicata alla presentazione di alcuni compositori bolognesi o formatisi a Bologna, è iniziata il 6 ottobre con un concerto eseguito dall' Überbrettl Ensemble, diretto da Alberto Caprioli, che ha presentato composizioni di Giacomo Manzoni, lo stesso Alberto Caprioli ed Olivier Messiaen. Di Giacomo Manzoni, autore che include tra i suoi generi elettivi tanto l'opera, quanto la musica elettronica, il flautista Mattia Petrilli ha eseguito, con compiacimento dell'autore stesso, la composizione "708", "che utilizza scampoli di pezzi del passato facendoli rinascere a nuova vita, a una propria autonomia", rivisitati, ampliati, migliorati e riempiti di un significato nuovo. A seguire l'ensemble ha eseguito la "Aria Bizantina" del compositore bolognese Alberto Caprioli, prestigioso insegnante del conservatorio Martini, che integra nelle sue composizioni la scuola di Stockhausen e Donatoni, Kyrill Kondrashin, Franco Ferrara e Carlo Maria Giulini. L'"Aria Bizantina", brano del 2007 dedicato a Mario Messinis, gioca su una doppia ambiguità, determinata dai due termini che ne costituiscono il titolo: l'aggettivo bizantino, che richiama sia uno stile sia un'epoca letteraria, e il sostantivo aria, che rimanda ad un modo musicale. Il risultato: un'evoluzione ininterrotta di strutture e timbri, di sfumature sottili, a volte quasi impercettibili. La seconda parte della serata è stata affidata all'esecuzione di Harawi "Chant d'amour et de mort" di Olivier Messiaen (per soprano drammatico e piano). Quest'opera del 1945 è quasi delirante. Come suggerisce il sottotitolo ha come soggetto un amore che è fatale, irresistibile e che, in generale, conduce alla morte. Ispirato dagli scritti di Béclard d' Harcourt sul folclore andino, Messiaen ha preso il titolo dal significato di una parlo a peruviana che indica una canzone d'amore in cui l'amante muore. Quest'opera è composta da dodici brani interamente scritti dal compositore stesso in un francese altamente surrealista, che sfida la traduzione esatta, con immagini surreali giustapposte a puri fonemi. I simboli utilizzati nel testo sono altamente evocativi e la struttura musicale ne dà un risalto cromaticamente puntuale. La prima parte, "La ville qui dormait, toi", presenta la donna come una città che dorme su una collina. Si trasforma nella seconda in una colomba verde, un simbolo Maya dell'amore. Nell'ottava canzone, "Syllables" varie tonalità musicali accompagnano le vivaci descrizioni dell'amante come uccello variopinto e fiore celestiale e ripetizioni insistenti della parola "pia" ricordano una antica leggenda Inca in cui un principe viene salvato da schiamazzanti scimmie. La morte dell' Isotta peruviana, Piroutcha, è suggerita nella quarta parte, "L'amour de Pirouchta", ritualisticamente sigillato alla "Répétition planétaire" e al successivo "Adieu": mentre il ciclo progredice e si arriva al momento della morte, il linguaggio figurato diventa sempre più fantastico. In "L'escalier redit, gestes du soleil" gli amanti salgono la scala del cielo e nella parte successiva, "Amour oiseau d'etoileA, si dipinge un notturno allucinatorio in cui una donna galleggia sotto-sopra su una città. L'opera si conclude con "Dans le noir", che si riallaccia alla parte iniziale suggerendo che la città sulla collina dorma e sogni ancora. L'interpretazione misurata e puntuale di Ada Caiello è stata davvero superlativa.

                                                                                                                  Giulia Clai