Scott Matthew Live @ Gender Bender
Lo avevamo incontrato con infinito stupore, lo ritroviamo con la stessa meraviglia di chi si trova innanzi un artista che non ha bisogna di tanti fronzoli per definirsi tale. Voce e strumento, testi che calamitano l'ascolto e una sapienza dei grandi nel raccontarsi.
A Scott Matthew non si può chiedere altro, da già tutto, anche in una manciata di brani, anche a pochi passi da chi è lì per carpirne un qualche trucco, la magia si compie naturalmente.
Novanta testoline appena e tanta timidezza assorbita dalle prime note di Little Bird (And I'm absolutely sure / Happy songs have worked for some).
Community e White horse ci conducono al centro dell'universo di Scott, all'interno di quel muscolo che non si vergogna di pulsare nemmeno quando non è richiesto (And now there is a white horse caged in my heart / And it's going to kill me just to get out).
Buried alive è l'inedito che l'artista australiano sceglie di lasciare rotolare come una piccola perla davanti ai nostri occhi, fino a scendere Upside down senza perdere mai la speranza (I don't care if the worlds upside down if you're lost or you're found / I know your feet will stay from the ground).
Silent night è il canto di un Natale che ha lasciato cicatrici al posto di strenne (Not a gift and not a card / Not a kind word from my heart).
In the end e Ornament ci prendono infine per mano e in punta di piedi ci conducono tra le rovine di un luogo abitato divorato troppo in fretta da ulcere appassionate (Now you've seen all that I'll never be / It kills me 'cause you're still not leaving).
No surprises e Heaven knows I'm miserable now testimoni preziosi raccolti dalle mani di chi ha già percorso strade che assorbono eppure continua a scorrere. L'ironia di Morrissey una scelta campione (In my life / Why do I give valuable time / To people who don't care if I live or die).
Laura Gramuglia

