BUYING NEW SOUL: Porcupine Tree Live @ Estragon
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I Porcupine Tree sono una band prog formatasi nel 1987 come frutto di uno scherzo di Steven Wilson, chitarra e voce, che all'epoca si inventò la storia di una leggendaria band rock degli anni '70 che iniziò a farsi conoscere esclusivamente attraverso registrazioni in studio. Col tempo, dopo aver inventato aneddoti, leggende e persino una finta storia di background, che includeva eventi come raduni a festival 70's e parecchi viaggi fuori e dentro le prigioni di stato, Wilson, messi da parte i soldi sufficienti, contattò il già conosciuto tastierista Richard Barbieri ex Japan, il batterista Chris Maitland ed il bassista Colin Edwin per preparare i live. Da allora i Porcupine Tree hanno pubblicato 15 album e hanno fatti molti concerti, tra cui un tour di successo mondiale nel 2002, al seguito del quale Maitland ha abbandonato il gruppo ed è stato sostituitodall'eccellente Gavin Harrison. Dopo tanti anni il gruppo si è fatto apprezzare da un pubblico estremamente vario: dai metallari più convinti, agli amanti della psichedelia, dai nostalgici sessantottini ai moderni ascoltatori di elettronica. Il tour che ha visto protagonisti, lo scorso 6 novembre, i "porcospini" all'Estragon è quello di presentazione dell'ultimo album, The Incident. Per una band che ha alle spalle diversi lavori in studio, dagli album agli ep, oltre che svariati live, non è facile ottenere il consenso unanime, soprattutto da un pubblico di fan così variegato. Lo show, anche per questo, è stato strutturato in due parti ben distinte: la prima ha riprodotto per intero The Incident, concept proposto seguendo fedelmente la tracklist dell'album; nella seconda la band ha dato spazio ad alcuni dei più celebri brani del corposo repertorio. La prima ora è un crescendo in cui si consolida l'intreccio tra il sound metal di basso e batterie e la voce liquida di Wilson, acida in pezzi come The Blind House, Octane Twisted, The Seance, Circle of Manias, carezzevole in Time Flies, brano che dal vivo sprigiona ancor più la magia del racconto e del ricordo. The Incident è il momento in cui si fondono maggiormente voce e synth in un'atmosfera che ricorda i Nine Inch Nails nella conturbante Deep o in Me, I'm Not. La seconda parte, divisa dalla prima da un'attesa di dieci minuti, segnata da un countdown sullo schermo, vede i Porcupine di nuovo sul palco con The start of the Something Beautiful. Il pubblico si accende e riscalda la band. Buying New Soul rinfranca Steven e gli animi di tutti noi, che abbiamo iniziato ad accompagnarlo cantando "I still wave at the dots on the shore" a squarciagola. Segue Anestethize, eseguita col cupo giro di basso del maestro Edwin e la disperazione del testo; Remember Me lover, brano tratto dalla seconda parte di The Incident, ricorda le ballate dei R.E.M.; dopo la triste e urlata Way Out of Here e prima della pesante Mother and Child Divided, arriva Lazarus, una hit del gruppo, come The Sound of Muzak e Trains, che chiudono il concerto in un bis certo. Entrambe eseguite nella perfezione di un sound compatto e nel pieno coinvolgimento degli astanti. I Porcupine Tree si confermano ancora una volta una band di spessore, amata da molti, e nient'affatto fossilizzata in un genere. Il temo ha indubbiamente giovato alla formazione britannica che nel corso della lunga carriera ha acquistato suoni, espressioni, e soprattutto anima. Claudia Ingrassia Le foto del concerto sono di Sebastiano Macciò |
