Dave Douglas Quintet

Il Bologna Jazz Festival nella sua nuova edizione è giunto al quarto anno e sta diventando un appuntamento importante per gli appassionati italiani del genere, grazie ad un programma ricco di star internazionali, sia pur breve: infatti in sole quattro serate quest'anno sono presenti artisti del calibro di Dave Douglas, Brad Mehldau e Wayne Shorter, veri maestri e punti di riferimento dei rispettivi strumenti, la tromba, il pianoforte e il sax.

Il 7 novembre è stata la serata di Dave Douglas, il grande trombettista newyorkese, sulla scena da oltre 15 anni, durante i quali è gradualmente diventato uno dei massimi artefici della tromba, prima attraverso le preziose collaborazioni con John Zorn nel progetto Masada, poi con una carriera solistica iniziata nel 1993 e affinatasi nel corso di questi anni attraverso progetti transculturali che univano il jazz, il rock, la musica classica e contemporanea e le sperimentazioni elettroniche. Le sue collaborazioni con Uri Caine, Don Byron e Bill Frisell hanno arricchito il suo carnet e lo hanno reso uno dei jazzisti più importanti del momento.
Ultimamente Douglas è impegnato in vari progetti, tra cui un quartetto per fiati e un progetto più sperimentale, ma il suo quintetto è quello più longevo e continuo, basato su un jazz elettrico pieno di riferimenti al classico e nutrito di iniezioni di modernità, con il grande pianista Uri Caine membro fisso.
Per il Bologna Jazz Festival Douglas ha portato in anteprima una variazioni di questo suo progetto, che diventa puramente acustico, con Caine che passa dal Fender Rhodes al piano a coda, sviluppando tematiche sia classiche che innovative, grazie anche all'apporto degli altri componenti del quintetto: Donny McCaslin al sax tenore, James Genus al basso e Clarence Penn alla batteria.

Il concerto è iniziato subito con grande piglio ritmico con due brani in cui la tromba e il sax si rincorrevano in fantasmagorici assoli, a volte intersecati da quelli del pianoforte, mentre la parte centrale del concerto ha offerto i momenti più intensi, grazie all'arrangiamento per quintetto dell'ultimo lavoro di Douglas, A Single Sky, nato per una Big Band e basato su brani orchestrali dalla struttura complessa e lirica, dove l'impasto sonoro dei due fiati ora all'unisono ora in sequenza si inseriva su una base ritmica morbida e progressiva. Il sassofonista Donny McCaslin si è rivelato un ottimo alter ego del leader e ha offerto intensi momenti lirici associati ad assoli di grande feeling e capacità tecnica, mentre Uri Caine nei rari momenti di libertà ha espresso tutto il suo potenziale fantasmagorico con il suo caratteristico tocco morbido e liquido, restando per il resto nei ranghi della formazione e offrendo una base ricca e indispensabile.
Al termine del concerto si è tornati di nuovo ad un suono aggressivo e ritmico, permeato però sempre di intenso lirismo anche nei momenti più frenetici, e con assoli mai fine a sé stessi.

In seconda serata si è presentato sul palco Franck Avitabile con il suo Trio: il giovane pianista francese che ha raccolto l'eredità del grande Michel Petrucciani, si è esibito in un progetto classico, con Diego Imbert al basso e Aldo Romano alla batteria.
Dopo un sentito omaggio al maestro francese scomparso dieci anni fa con un medley dolce e affascinante di alcuni suoi brani, il concerto ha mostrato tutta la sua musicalità colta e raffinata espressa attraverso arrangiamenti melodici e ritmici, che spesso strizzano l'occhio al pop e allo swing, ma con un occhio anche alla classica. Il suo è un pianismo dal tocco delicato ma deciso, ricco di virtuosismo ed è stato arricchito in alcuni brani dalla presenza del trombettista italiano Flavio Boltro, che si è inserito perfettamente nelle atmosfere sofisticate di Avitabile.

per la redazione Giulia Clai