Nato tredici anni addietro con lo scopo di porre una grande lente sopra un mercato che aveva bisogno di riunirsi una volta all'anno per ottenere visibilità, oggi il meeting sceglie di riutilizzare quella stessa lente per regalarci un'istantanea più aderente possibile a ciò che ci gira intorno. E se una volta incontravamo per la maggior parte etichette ora sulla nostra strada sono sorti interi caseggiati a rappresentanza di tutta la filiera musicale, dalle produzioni alle edizioni, dal management al booking, dal digitale al web, dalla stampa alle associazioni di categoria; senza dimenticare i live naturalmente, dalla tarda mattinata fino a notte inoltrata, tra i padiglioni della fiera e per le vie del centro storico faentino.

L'edizione 2009 del Mei si è aperta venerdì al Teatro Masini all'insegna del Pimi, il premio destinato ad artisti e a maestranze distintesi nell'ultimo anni all'interno delle produzioni indipendenti italiane e si è conclusa nel tardo pomeriggio di ieri sotto una pioggia di menzioni e riconoscimenti nell'ambito del videoclip. In mezzo incontri, convegni, workshop hanno contribuito all'interazione tra mercato, fruitori e grandi appassionati.

Tra i tanti numeri la cifra che stupisce rimane la più difficile da calcolare: si tratta del conteggio di tutti quei sorrisi, strette di mano, aspettative che serpeggiano costantemente tra i padiglioni. Il Mei oggi è soprattutto questo, un luogo di incontro e scambio, un appuntamento con un settore non sempre rintracciabile tra gli impegni del giorno. Un settore vivo, ma in continua evoluzione esattamente come chi ne fruisce e quasi si imbarazza innanzi alla scelta di generi, ma soprattutto a fronte della tipologia dell'offerta.

E se ieri si trotterellava tra gli stand in cerca dell'etichetta oggi le band si trovano a fronte a una frammentazione del mercato che contempla contratti di produzione, edizione, distribuzione, altri di promozione e altri ancora di booking. Finito il tempo della rigida ripartizione manager/artista oggi anche i musicisti più piccoli (soprattutto i musicisti più piccoli) devono affrontare il mercato con idee precise in testa, strade chiare da percorrere e una rubrica telefonica direttamente proporzionale alle porte sbattute e ai vi faremo sapere.

Ma spazio ce n'è, per certi aspetti più di ieri mettendo in conto l'evoluzione dei media, uno spazio ragionato a disposizione di idee e di un lavoro faticoso per realizzarle. Questo il clima respirato nella tre giorni. Questo lo spirito più giusto per portarsi appresso il proprio sogno senza che quest'ultimo acquisiti peso e sembianze talmente ingombranti da sotterrarci al primo ostacolo.

Poi ci sono altri conti da fare, quelli ad esempio con un Paese come l'Italia che sconta l'ulteriore scotto della propria solitudine rispetto ad altri mercati, una facilità all'importo ma non all'esporto, lo scotto di un mestiere non ancora riconosciuto come tale e per molti aspetti relegato allo status di hobby. Partendo da qui, da una condizione non certo agevolata sono comunque tante le cose da fare, l'importante è restare in contatto con la propria passione nonostante l'onda anomala informatica e avere le forze per restare all'interno dei giochi, concentrati anche nelle partite più complesse.

Questi gli argomenti trattati nel corso di uno degli incontri più attesi della due giorni: Il Paese è reale. Che la festa cominci sabato pomeriggio ha coinvolto Manuel Agnelli, tra i sostenitori più attivi della scena indipendente italiana e lo scrittore Niccolò Ammaniti fresco di stampa con un ritratto decisamente tragico e aderente di un Paese in cui tutto è sulla bocca di tutti.

Tra i live ci si è presto resi conto di band con tutte le carte in regola per ritornare da vincitori il prossimo anno. Così come già accaduto nelle precedenti edizioni per Dente e Le Luci della Centrale Elettrica, quest'anno è ritornato fresco vincitore del Premio Fuori Dal Mucchio Samuel Katarro, lo scorso anno rivelazione all'interno di Indipendulo.
Anche in questa occasione la premiata ditta Trovarobato raduna a sé ottimi interpreti e piccoli set da incorniciare: Dino Fumaretto, 33ore si distinguono nella giornata di sabato mentre domenica non costa fatica ricordarsi i nomi di Brunori SAS e Uochi Toki.

Di 2Pigeons e Tubax sentiremo parlare eccome. Protagonisti di live trascinanti dimostrano entrambi di avere già una schiera nutrita di estimatori equamente divisa tra pubblico e addetti ai lavori.

Da segnalare inoltre lo splendido set acustico di Edda. Sabato sera, l'ex leader dei Ritmo Tribale è stato l'unico artista a violare la rigidità della scaletta. Con oltre quaranta minuti di live Palazzo delle Esposizioni ha dimostrato di gradire profondamente il ritorno solista di un artista di nuovo tra gli scaffali con l'album Semper Biot.
A conferma che quando una storia preme così tanto per essere raccontata difficilmente passerà inosservata ai più.

Laura Gramuglia