Più di trenta titoli pubblicati in meno di dieci anni, La Tempesta Dischi ha dimostrato nel tempo di essere si un buon collettivo di artisti, ma soprattutto un'ottima etichetta con eccellente fiuto per gli affari.
Sul mercato discografico questa realtà affacciatasi alle produzioni nel 2000 ad opera de i Tre Allegri Ragazzi Morti è certamente riuscita a mantenere il totale controllo sui progetti scelti, garantendo loro distribuzione e visibilità a livello nazionale.
Progetti sperimentali si sono affiancati via via fino a creare un riverbero che ha portato diversi nomi a riempire regolarmente pagine di settore e non solo.

Tra le punte di diamante del collettivo, oltre agli stessi TARM, spiccano senza dubbio le voci di Le Luci della Centrale Elettrica, Moltheni e Teatro degli Orrori, rispettivamente futuro, passato e presente di una fettina della scena indipendente italiana.
Vasco Brondi
in meno di un anno ha fatto passi da gigante e dalle pagine di un blog che è diventato presto libro per Baldini e Castoldi continua a correre e sono davvero in molti a seguirne il tracciato.
Umberto Giardini all'alba dell'ultima pubblicazione Ingrediente Novus, sceglie il commiato a dieci anni esatti dall'esordio, e lo fa con una album suonato e risuonato fino alla fine, dieci anni di canzoni si, ma anche ricordi e istantanee per il momento da conservare tra i ricordi più cari.

Il Teatro degli Orrori è presente, un presente vivo che non smette per un solo attimo di gridarci in faccia messaggi urgenti in corsie d'emergenza. Lo fa attraverso i pensieri e l'ugola del proprio leader, Pierpaolo Capovilla, un quarantenne in passato alla guida di One Dimensional Man, che pare avere sempre più grinta e rabbia per farci vedere coi suoi occhi cose che proprio non vanno e non è giusto tacere.
Veniamo così a conoscenza di una figura ignorata dai più. Attraverso il brano che da il titolo al nuovo A Sangue Freddo conosciamo Ken Saro Wiwa, attivista nigeriano che si oppose ai soprusi delle aziende coinvolte nel mercato del petrolio e responsabili di danni alle colture di sussistenza e all'ecosistema della zona del delta del Niger e per questo fu assassinato insieme ad altre otto persone il 10 novembre 1995.
Riconosciamo il poeta russo Majakovskij che per oltre un decennio fu il cantore della rivoluzione d'ottobre e della nascente società sovietica.
Ci troviamo faccia a faccia con alcuni mali dell'Italia contemporanea (Il terzo mondo, Alt!, Mai dire mai), ma facciamo i conti anche con un intimismo che indaga la vita delle persone, guardando a miserie e ipocrisie quotidiane con crudele iperrealismo (È colpa mia).

A Sangue Freddo è un disco crudo, diretto che esplode dal vivo e quando certi suoni non riescono esattamente come dovrebbero o certe voci escono dalla platea più del dovuto ecco che qualcosa si rompe e si ha come l'impressione di avere vissuto soltanto una piccola parte del potenziale in serbo alla band. Così si fa ritorno alle proprie case e casse in attesa di un appello assolutamente meritato su disco. E si prende nota, di un nome, di un titolo, di un'intenzione che ancora con più convinzione ci farà scalpitare sull'inciso.

Egli sarà scosso e sconvolto dal dinamismo interno dello spettacolo che si svolgerà sotto i suoi occhi. (...)L'illusione che cerchiamo di suscitare non si fonderà sulla maggiore o minore verosimiglianza dell'azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di questa azione. (...)Chiediamo insomma al nostro pubblico un'adesione intima e profonda.

EGLI DEVE ESSERE BEN CONVINTO CHE SIAMO CAPACI DI FARLO GRIDARE
Antonin Artaud, "Il teatro e il suo doppio"

Laura Gramuglia