Ormai stiamo parlando di un classico. Il concerto di Natale di Vinicio Capossela, in scena per la prima volta una decina di anni fa grazie agli amici di sempre, proprietari di balere di Taneto di Gattatico e Scandiano, oggi lo si attende come neve e panettone. Una tradizione insomma, una festa che ogni anno si rinnova attraverso personaggi, maschere, miti e leggende a lungo trascurati.

Quest'anno il concerto di Natale ritorna all'Estragon e porta con sé le creature dell'inverno alle quali si accodano molti dei personaggi protagonisti del Solo Show, vestiti a festa per l'occasione. Ecco quindi che la human pignatta diventa Christmas pignatta, quando viene percossa regala strenne, nate come balzello per decisione degli imperatori. Si veste a festa anche l'organetto di Barberia, altro strumento del passato, impeccabile cornice di canti natalizi conosciuti eppure talmente impolverati da non riuscire a goderne più da tempo.

Poi ci sono diverse figure delle tradizioni natalizie dell'Est, da San Nicola, arrivato a Bari dall'Asia Minore, fino al Nonno Gelo russo. Figure che dalle canzoni di Vinicio traspaiono con naturalezza e semplicità. Prendono vita attraverso le note di un wurlitzer, le corde di un banjo-mandolino, i lamenti di un theremin, i campanacci indispensabili all'ingresso del minotauro. Tutti insieme pare di vederli intorno al bivacco del fuoco e quando i lapilli non vanno nel camino, ma direttamente nel cielo, si 'materializzano' gli spiriti, proprio grazie al suono di tutti quegli strumenti, spesso immateriali, che si usano sul palco.

Capossela è un domatore d'orchestra accorto e sapiente. Dirige con un sorriso, doma con una carezza e lo show non ha un solo cedimento. Le canzoni delle feste prima o poi ci aspettiamo di poterle avere su disco e portarcele via insieme agli splendidi disegni di Davide Toffolo a fine concerto. Capossela stesso è possibilista in proposito, d'altronde se l'ha fatto Bob Dylan...

Per il momento è bello accontentarsi di una fiaba che conosciamo, ma che non smette di sorprendere e di renderci partecipi. Indossiamo costumi, capellini a cono e trombette e inseguiamo l'istrionico suonatore di friscaletto prima a Nord attraverso reminiscenze felliniane (il veglione in balera sulla Riviera Adriatica) e poi a Sud attraverso i canti dei mammutones della Barbagia, le tarante del Salento (impossibile non citare la sempre apprezzatissima Il Ballo di San Vito) e ancora a Est a scoprire i guaiti dei lupi grigi che ingaggiano battaglie con Nonno Gelo o a far visita al Marajà e al suo ciclofono.

Tutto in una sola sera, tutto in una sola performance che racchiude probabilmente soltanto una parte dell'universo immaginifico di Capossela. Poeta ancorato ai suoni delle parole quando cadono a terra o quando ci girano intorno talmente veloci da trascinarci altrove, Capossela è un cicerone che non smetteremmo mai di ascoltare per quanto rende magici e straordinari luoghi e memorie.

E alla fine, dopo l'elegiaca Ovunque Proteggi, è lo stesso Vinicio che ci chiama a sé. Ci chiede di seguirlo ancora una volta nella vita di ogni giorno, la stessa messa in scena questa sera, soltanto con un velo di gioia e fantasia in più.

Laura Gramuglia