William Parker Double Quartet in Alphaville Suite
Sullo schermo una lampadina si illumina e si spegne ad intermittenza. Scorrono i primi sottotitoli che recitano: - Accade che la realtà sia troppo complessa per la trasmissione orale, la leggenda la ricrea sotto una forma che le permette di percorrere il mondo.
William Parker con il suo Double Quartet inizia percuotendo il contrabbasso fuori dalle immagini. E' il 1965 quando Jean Luc Godard gira uno dei suoi film più belli di sempre: Alphaville con l'interpretazione magnifica di Eddie Constantine ed Anna Karina, coinvolti in una Parigi del futuro nella quale le emozioni scompaiono tra ultracorpi e umanoidi in bianco e nero. La suite che presenta William Parker, venne scritta nel 1973, dopo la visione del celebre film con l'intenzione di voler rimusicare la già bellissima colonna sonora di Paul Misraki.
Questa sera si celebra l'occasione per il musicista di poter rendere omaggio al cineasta francese. La musica che ne viene fuori, sta a metà tra la colonna sonora di Ascensore per il patibolo di Miles Davis e qualcosa della Sun Ra Orchestra. Le linee di basso che inseguono le fughe dell'agente Lemmy, per poi posarsi dolcemente nei primissimi piani degli occhi di Anna Karina, ed è qui molto spesso che emerge la voce di Cristina Cavalloni, magnifica, aperta ad ogni sfumatura e sempre pronta a scorporarsi in gorgheggi afrocentrici su di un tappeto jazz che si tiene sempre un passo indietro dalle sue derive free.
- D'altronde è così, non si capisce mai niente, finchè una sera si finisce col morirne! In una delle più belle battute del film, quasi beckettianamente, Eddie Constantine, incarna quel malessere dell'uomo moderno, eternauta dello spazio siderale sempre alla ricerca di una felicità, che spesso quando si trova non la si riconosce. E poi l'amore che lo lega ad Anna Karina, il vero amore che dà la forza di riconoscere tutta la bellezza del mondo, fuorviata dalla mediocrità di una vita di pessime esecuzioni. La musica intanto giganteggia sulla scena , strappandoti gli occhi appiccicati ai fotogrammi, costringendoti a guardare Lewis Barnes, impeccabile con la sua tromba nel tenere in piedi la tensione delle immagini.
Io sono in platea seduto vicino ad un tizio che assomiglia dannatamente a Jerry Garcia dei Grateful Dead. Sullo schermo compare la scritta Fin in basso a destra, prima la I poi la N ed infine la F. La musica si interrompe su di un sibilo della voce femminile di Cristina Cavalloni che sembra non finire mai. Il signor Garcia, sedutomi accanto, alza tutti i suoi 110 chili per gridare - Meraviglioso!!!. Sì, non c'è niente da aggiungere al suo folle urlo. William Parker strega il pubblico che applaude per dieci lunghissimi minuti la bellezza dell'arte. Fino all'ultimo respiro...
per la redazione Marco Boccaccini

