Idomeneo, K 366, è un'opera lirica in lingua italiana di Wolfgang Amadeus Mozart.

Scritto quando Mozart aveva 25 anni, Idomeneo non è la sua prima opera seria in assoluto, ma la prima nella quale si riscontrano elementi di maggiore libertà formale. Con quest'opera, commissionata nel 1780 dal principe elettore di Baviera Carl Theodor, egli mitigò in parte le convenzioni formali dell'opera metastasiana, nonostante la prolissità del libretto. Idomeneo è il Re di Creta. Sulla via del ritorno (per mare) al suo paese promette al dio Netturno che, se lo farà sopravvivere alla tempesta in corso, sacrificherà la prima persona che incontrerà appena sbarcato sul suolo natio. Chi incontrerà? Il figlio Idamante. Idamante è uomo d'altri tempi, completamente inattuale proprio perché sa prendersi le proprie responsabilità.

Benché l'impianto sia quello tipico dell'opera seria, con la sua tradizionale alternanza di arie e recitativi, vengono inseriti cori, danze e brani orchestrali, che assumono un ruolo attivo. Idomeneo è una miniera di musica splendida, ma ascoltarla con attenzione e goderla non è facile: richiede un'esecuzione snella, grandi contrasti, musicali e visivi, affianca magistralmente lo stile antico d'opera seria (arie di Idomeneo, di Arbace, in parte di Idamante) e il nuovo, modernissimo stile mozartiano del realismo psicologico (arie di Ilia, cori drammatici, quartetto), a cori di straordinaria potenza. C'è anche il lato festoso, decorativo, con marce, cori danzati.

Che lo spettacolo presentato al Teatro Comunale il 23 febbraio abbia colto questa dinamica dei contrasti, essenziale alla vitalità dell'opera, non è sempre vero. L'esecuzione musicale è ben condotta e, anche se un po' lenta, evidenzia quando di unificante c'è nella musica di Mozart, ma la ricchezza dell'orchestrazione mozartiana resta in secondo piano. La scenografia, occupata da relitti, è stata efficace nella sua sobrietà: un letto, il rudere di un tempio inclinato dove è iscritto il nome del protagonista, una macchina. Le pareti sono fatte di gocce, come se fossimo sott'acqua e danno un senso come d'apnea. Il protagonista durante il prologo immerge nell'acqua la mano, che viene proiettata a video e amplificata sui fondali: è Idomeneo in fondo che annega.

Nonostante alcune originali intuizioni, la sensazione complessiva della regia è di staticità. Idomeneo, è un capolavoro? La sostanza musicale, c'è. L'orchestra è già un tessuto per le voci. I cantanti sono di livello medio: Angeles Blancas Gulin sciantosamente e debolmente interpreta Elettra, ed è più a proprio agio nell'aria tenera del secondo atto che in quelle furiose del primo e del terzo; Barbara Bargnesi, con precisione interpreta garbatamente Ilia, primo vero personaggio mozartiano; attendibile, anche se un po' debole, Giuseppina Bridelli nel ruolo di Idamante. Francesco Meli spicca per vigore e commozione nella parte di Idomeneo, nonostante qualche difficoltà nelle difficilissime colorature della seconda aria. Il suo Idomeneo è possente, disperato, pieno di pathos.

Il coro è un interessante strumento coreografico più che musicale. Nel complesso, tuttavia, lo spettacolo si riduce molto e delude le aspettative, da tutti i punti di vista, come le proteste dell'ultimo ordine di palchi, l'abbandono della sala di parte della platea dopo il primo atto e la mancanza di entusiasmo conclusiva concorrono ad indicare.

per la redazione Giulia Clai