Il 24 marzo si è conclusa la rassegna di Jazz contemporaneo Paradiso Jazz, organizzata dall’Arci S.Lazzaro. Una delle poche rassegne a Bologna a proporre formazioni innovative,  con  un appuntamento particolarmente originale: una vecchia gloria del progressive jazz e della cosiddetta fusion come Mike Mainieri, fondatore dei mitici Steps Ahead, unito ad un quartetto di grandi musicisti nordici, tra cui spiccava il tastierista Bugge wesseltoft, per l’occasione riuniti sotto la denominazione Northern Lights, per il lancio del loro nuovo lavoro.

L’occasione è stata preziosa perché ci ha permesso di vedere all’opera dopo tanti anni Mike Mainieri, virtuoso del vibrafono e fondatore di un vero e proprio genere di fusion jazz all’inizio degli anni '80, assieme a stelle del calibro del sassofonista Michael Brecker e del chitarrista Mike Stern, nella formazione di All Star degli Steps Ahead, attivi fino alla metà anni '90, con una produzione sempre di ottimo livello tra feeling, ritmi rock e melodie sofisticate.

Ad esso si sono uniti alcuni tra i migliori solisti del jazz scandinavo, all’avanguardia negli ultimi anni come proposte innovative e nuovi talenti. Il sassofonista norvegese Bendik Hofseth, già membro degli stessi Steps Ahead negli anni 90, è stato il collante per questa nuova proposta di unione tra i ritmi e le melodia del vibrafono e le atmosfere delicate del jazz nordico, grazie anche al contributo del tastierista norvegese Bugge Wesseltoft, noto per avere introdotto negli anni zero un nuovo concetto di jazz, ovvero l’unione delle tematiche prettamente jazz ai moderni ritmi sintetici e agli  effetti elettronici, da cui è nato proprio il progetto A new conception of jazz, e inoltre raffinato interprete di arie pianistiche soffuse e melodiche.

La sezione ritmica, sorretta dall’ottimo Audun Kleive alla batteria, collaboratore dello stesso Wesseltoft e interprete di un drumming ricco di sottili sfumature, e dallo svedese Lars Danielsson al basso, è stato il degno completamento di questa nuova formazione, che nella serata ha saputo amalgamare con ricchezza e creatività le due tendenze: da una parte il vibrafono di Mainieri, con le tipiche tessiture melodiche che lo hanno reso famoso in passato, spesso unito ad un fitto dialogo con il sax di Hofseth, dall’altra il pianismo liquido e nervoso di Wesseltoft, assolutamente originale per timbri e melodie, arricchite con discrezione da effetti elettronici di riverbero e amplificazione, ma senza i ritmi sincopati tipici dei suoi lavori. Proprio il lavoro del batterista è stato essenziale per creare un tappeto ritmico discreto e raffinato, molto giocato in punta di spazzole  e assolutamente straordinario per intensità espressiva.

Una serata preziosa per vedere come una vecchia gloria del jazz abbia saputo rinnovarsi con coraggio e una ennesima conferma, anche se era già noto, della ottima qualità del jazz scandinavo.

Per la redazione Giulia Clai