Il pianista Alexander Lonquich e l'Orchestre des Champs-Elyées @ Teatro Manzoni
In occasione del bicentenario dalla nascita del compositore romantico Robert Schumann, il Bologna Festival ha voluto rendergli omaggio chiamando un grande interprete del pianoforte come Alexander Lonquich e l’Orchestre des Champs-Elyées, fondata e diretta dal belga Philippe Herreweghe.
Gli ingredienti perché il miracolo della musica potesse compiersi c’erano tutti e, come suggello a coronare l’atmosfera evocativa in onore al compositore, Lonquich si è esibito su un pianoforte in radica del 1847, per ricreare le sonorità che il concerto poteva avere all’epoca della sua scrittura.
L’attacco dell’orchestra con i possenti accordi del pianoforte danno inizio alla liturgia dell’ascolto per una musica che da circa duecento anni, nel caso di Schumann, ancora ha da esprimere qualcosa di inespresso e che si cela all’interno della sua complessità. Una complessità che non è necessariamente un ostacolo all’ascolto, ma che è la forza stessa della musica “colta” e dell’arte in generale.
Stupefacente è vedere l’apparente semplicità che Lonquich manifesta nell’eseguire i passi solistici più impegnativi, la sua lieve pantomima e gli occhi chiusi nei momenti di maggiore espressività, l’agilità e la leggerezza dei trilli e la forza dei virtuosismi.
Dopo la conclusione del Concerto in la minore op.54 il pianista, applaudito a lungo, ha deliziato la platea con altri due brani di Robert Schumann per pianoforte solo.
La seconda parte della serata ha visto protagonisti l’Orchestra e il direttore impegnati nell’esecuzione della Sinfonia n.2 in do maggiore op.61. Subito si è potuta notare una maggiore sonorità, non più sottomessa – se così si può dire – allo strumento solista, e una maggiore libertà dinamica soprattutto nel forte.
Nonostante tutto, l’apice dell’esecuzione orchestrale e il suo momento più suggestivo, a mio parere, sono stati raggiunti durante il terzo movimento della sinfonia, nell’adagio espressivo, movimento che ha permesso di evidenziare l'estrema cura nell'esecuzione delle dinamiche più morbide e vellutate.
Per la redazione Antonio Ciavarella

