Evviva il rockER che sceglie di rischiare portando a Bologna per l'unica data italiana del tour Quasi, da Portland band seminale di quell'indie rock che nei primi anni '90 portò molte band cittadine in giro per il mondo. Il rockER rischia per una band che non conquista l'articolo centrale fra le pagine degli spettacoli, eppure ogni singolo membro, in passato, ha conquistato quel posto.

I Quasi crescono tra sogni e incubi, Portland è una città giovane, bella, le periferie però, come spesso accade, raccontano un'altra storia. Che ha a che fare con l'isolamento, la solitudine, la vita ai margini raccontata molto bene sul grande schermo da uno dei sopravissuti del posto. Il regista Gus Van Saint imprime in pellicola uno scorcio di quella Portland raccontata a parole nei versi di Elliott Smith, che a sopravvivere invece non ce l'ha fatta. E così mentre sullo schermo si rincorrono gli skaters di Paranoid Park, dalle casse è la voce di Smith che ci attraversa sulle note di Angeles. Sam Coomes Elliott lo conosceva bene, condivise con lui la seconda parte dell'avventura Heatmiser, abbandonata poi dallo stesso Smith per sonorità e gusti che iniziavano a divergere più del dovuto. Coomes allora decide di dedicarsi insieme alla moglie Janet Weiss al progetto di breve vita Motorgoat e di lì a poco al più longevo Quasi. La coppia, separata poi nella vita, sul palco non ha cedimenti. Dal 1993 ad oggi sono circa una decina gli album realizzati, l'ultimo, American Gong, ci offre l'occasione per rivederli in tour in Europa.

Sul palco si presentano in trio, da circa tre anni alla coppia si è aggiunta la bassista Joanne Bolme già in forze al progetto dell'ex Pavement Stephen Malkmus, quei Jicks di cui la stessa Weiss non ha disdegnato il posto dietro la batteria. Non più tardi dello scorso anno il rockER ci presentò proprio Malkmus and The Jicks, purtroppo il pubblico non sgomitò per assistere all'esibizione. L'ha fatto quest'anno per la reunion Pavement. Ai Quasi auguriamo un destino affine. Qualche sera addietro sotto il palco del Covo, ad assistere al live delle band, eravamo davvero pochini. Negli Stati Uniti il gruppo apre ai Pavement alcune date, il connubio sarebbe stato apprezzato anche qui.

Pochi, ma lusingati dall'energia trasmessa. Janet Weiss riesce ad essere feroce e pettinata allo stesso tempo. Non sbaglia un solo colpo, è lei a dettare le regole. Bacchette alle mani e un fascino da fare invidia a un'arpista. A Bolme e a Coomes non resta che seguire gli ordini dalle retrovie, la prima esegue vigile, il secondo colora fuori dalle righe e va benissimo. Tonalità accese, irregolari. Weiss pulisce e Coomes sporca, la coppia pare rodata eccome su questo versante.

Poche chiacchiere, qualche sorriso, volumi alti, molto alti. I brani si rincorrono veloci, a farla da padrone gli estratti dall'ultimo lavoro, che ha la meglio fin dall'inizio con Rockabilly Party per entrare subito in clima e la successiva Repulsion. Da Hot Shit del 2003 incontriamo poi Seven Years Gone e di nuovo spazio alle recenti Little White Horse, Black Dogs and the Bubbles. Tre estratti da Featuring Birds, considerato dai cultori disco-maifesto della band, da possedere rigorosamente in vinile, tre estratti anche dal penultimo When The Going Gets Dark del 2006. Al brano che da il titolo a quest'ultimo il compito di chiudere prima del commiato sulle note di Bye Bye Blackbird. Bis del tutto trascurabile sull'onda di una Johnny B. Goode richiesta a gran voce da un infervorato spettatore.

Le orecchie di chi scrive hanno sorriso per tutto lo show. Sguardo incollato alla batteria di Weiss e una voglia matta di rivedere di nuovo insieme e per la prima volta dal vivo a Bologna Sleater-Kinney. rockER pensaci tu!

Laura Gramuglia