Quanti colori può contenere una tavolozza? Quella dei Gogol Bordello sembra non finire mai. Infinite tonalità continuano a sprigionarsi da quasi un decennio. Si tratta solo di sfumature obietterà qualcuno, ma tutte diverse puntualizzerà subito qualcun’altro.

Trans-Continental Hustle è uscito da poche settimane e le critiche dei più sono andate esattamente in questa direzione. Già sentito, niente di nuovo da aggiungere alla splendida favola dell’immigrato ucraino giunto fino a una grossa major a braccetto del guru Rick Rubin. In mezzo i matrimoni russi, i primi dj set a NY, Hollywood e una certa signora Ciccone. Basterebbe per camparci a lungo, il rischio c’è e c’è anche chi è disposto a sincerarsi dello stato delle cose.

Mille persone posson bastare. Una folla di mille persone si è data appuntamento a inizio settimana per la data bolognese di Eugene Hutz e compagnia ambulante. Schiene bagnate come non se ne vedevano da tempo, di quelle che tutto sommato avresti volentieri dribblato in altre occasioni, ma che davanti a un palco del genere non puoi fare a meno di sorridere e ballarci insieme e senza nemmeno un po’ di attrito!

Gli alfieri del Gypsy Punk sono di nuovo tra noi e una cosa che da sempre mi colpisce è che per amare questo caleidoscopico genere non c’è nemmeno bisogno di passare per pizzica e tarantella. C’è chi arriva da altre retrovie e l’importante è arrivare e convogliare tutti alla fermata dei voli intercontinentali. Un trasporto eccezionale, un bagaglio di tradizioni, esperienze, strumenti spesso bizzarri, mai quanto gli artefici stessi di un suono che coinvolge quanto un libro di avventure in mare aperto.

Il pirata con i calzoni a righe si chiama Eugene Hutz ed è a capo di una ciurma bislacca e variopinta come le colore delle bandiere che portano in sorte. Un agglomerato instabile pronto a spiegarsi sotto i venti dei brani più amati estratti dall’ultimo disco Trans-Continental Hustle, dal precedente Supertaranta e dal fortunatissimo Gypsy Punk Underdog World Strike.

Ultimate e Not a Crime non ammettono riscaldamento, si parte da subito a pieno regime, si respirerà poi. Da Supertaranta incontriamo poi Wonderlust King e Tribal Connection. L’anima latina, new entry nel nuovo TC Hustle non tarda ad arrivare sulle note di My Companjera e Immigranada e poi virata nuovamente rock sulla title track e qualche concessione ska in Break the Spell. Ritroviamo anche Pala Tute, brano sentito spesso dal vivo ma su disco per la prima vota nell’ultimo e il finale è tutto per la splendida hit Start Wearing Purple, canzone davvero ideale per ogni festa di matrimonio, russa, italiana, asiatica che sia.

Il primo bis è tutto per Hutz e la sua sei corde a incontrare le ballate Sun is on my Side e Rebellious Love; troppo amore? Non c’è problema, il vocabolario che Santa Marinella offre riequilibra presto le parti. A riportare tutti in proscenio ci pensa la lunghissima Baro Foro unica concessione all’esordio Multi Kontra Culti Vs. Irony. Finale perfetto, ma non basta ancora e allora ecco di nuovo l’intera carovana sul palco per Alcohol, ultimo dono a chi non ha smesso per un solo attimo di accompagnare con la propria energia canti e movenze emanate dal palco.

Laura Gramuglia
Le foto sono del fotografo Nahuel Martinez © Bossanostra: Nahuel
Altri scatti disponibili su flickr.com/bossanostra