Garcia plays Kyuss Live @ Estragon
Tanto vale ammetterlo subito. Rivedere Kyuss dal vivo senza Josh Homme alla chitarra e Nick Oliveri al basso non è esattamente la stessa cosa. Il palco è praticamente colmo a metà e a voler essere ottimisti è difficile concentrarsi esclusivamente sulla parte ripiena.
Ripieno appare John Garcia coi suoi chiletti di troppo che non concedano grande mobilità. I sostituti Bruno Fevery, (chitarra) e Jacques de Haard, (basso) svolgono bene il proprio compito, per carità. I brani sono esattamente come i fan della prima ora li ricordavano, non una variazione su temi cari alla band estratti da quei due monumenti innalzati al genere stoner: Blues for the red sun (1992) e Welcome to Sky Valley (1994).
In tutto quattro album in cinque anni e un nuovo genere alle porte nei primi, fertilissimi, anni ’90. L’heavy metal, pronto a lasciare le grandi metropoli per il deserto, portò quattro ragazzi californiani ad attaccare la spina a Palm Desert. Di lì a qualche anno nacquero anche le Desert Session, sorta di sessioni happenning fortemente volute ogni anno da Homme per omaggiare dune e corde incandescenti. Germogliarono lì diverse collaborazioni, fra le più accreditate quella che portò Homme e Oliveri a risorgere insieme all’ex Screaming Trees Mark Lanegan nel progetto più riuscito della loro carriera: Queens of The Stone Age.
Prima delle regine, ben prima di aquile (Eagles Of Death Metal) e avvoltoi (Them Crooked Vultures) la sabbia del deserto si alzava copiosa sui decibel di Kyuss. Chi all’epoca non ha goduto dal vivo del gruppo ha quindi una buona occasione in questo inizio giugno 2010, la stessa offerta ai fan di Pavement e Pixies e se niente di nuovo bolle in pentola allora un pensiero alle buone intenzioni degli stessi solletica le menti. Alle oneste performance il compito di cancellarle.
Sul palco dell’Estragon venerdì sera era atteso un altro membro storico di Kyuss, il batterista Brant Bjork avrebbe dovuto spianare la strada accompagnato da The Bros, ma niente da fare, problemi al tourbus impediscono l’arrivo del gruppo spalla.
A Garcia dunque il compito di aprire le danze, Molten Universe e Thumb colgono nel segno. Anche sulla voce nulla da dire, certamente più corposa e piena all’inizio del set, sul finale l’affaticamento è evidente. Show tirato, pochissime parole per risparmiare ossigeno e ottime scelte si rincorrono: Hurricane, One Inch Man, Supa Scoopa and Mighty Scoop, Asteroid, Demon Cleaner. Ci sono tutti o quasi i brani che più hanno infiammato le casse di almeno un paio di generazioni perché a voler fare i conti e a guardarsi un po’ intorno ci si accorge presto della netta predominanza del pubblico maschile, ma anche di un target piuttosto ampio di affezionati. E i più ‘maturi’ non hanno dimenticato una sola parola di brani come Green Machine, richiesta a gran voce, Gardenia e Apothecaries’ Weight. El Rodeo e Size Queen arrivano ormai in dirittura d’arrivo; all’appello, dall’ultimo lavoro di studio della band ...and the Circus Leaves Town del 1995, manca Catamaran che, sfortunatamente per la sottoscritta, non arriva.
Pazienza, sorridono le orecchie per un’ora e mezza di dignitosissimo show e sorridono gli occhi quando vedono John Garcia rotolare giù dal palco sull’ultimo bis e non riuscire più a risalirci. Pesi e misure possono giocare brutti scherzi, l’ottima musica mai.
Laura Gramuglia

