Sei andata al concerto dei Pixies?
Si.
E come è stato?

Carino.
Carino??

Carino si, ma da un concerto del genere ci si aspetta molto di più. L’unica data italiana dei Pixies avrebbe dovuto accordarsi ad aggettivi come strepitoso, incandescente, spettacolare e invece la band di Boston a Ferrara non ha certamente prodotto uno show da archiviare tra le esibizioni cult.

In perfetto orario, come è di rigore ormai a Ferrara Sotto le Stelle, Mr. Black e compagni raggiungono un palco adornato, per questo tour, da tendaggi e lampadari da fare invidia a un soggiorno svedese. I giochi di luce rilasceranno fortunatamente tutt'altro calore. Ad eccezione di Lovering, che per l’occasione sceglie una maglietta a righe, jeans e t-shirt scura pare ormai adottata da tutti come divisa d’ordinanza per live e foto ufficiali. Kim Deal per forme e movenze assomiglia sempre più a Francis. Ma un po’ più di loquacità sembra distinguerla e della sua intenzione di regalarci qualche frase nella nostra lingua gliene siamo grati.

Questa è la nostra prima volta a Ferrara, ci ricorda a gran voce e il pensiero di tutti è: vediamo di renderla memorabile allora! Non accadrà. Una brusca interruzione a metà concerto, per motivi di sicurezza, raffredda il clima sul palco. Peccato, le buone intenzioni ci sono tutte, da parte del pubblico soprattutto, che fino dalle prime battute non dimentica una sola parola di un solo brano.

Dischi nuovi non sono stati dati alle stampe, tutto sommato tempo per ripassare ne abbiamo avuto in abbondanza. Death to the Pixies è il mio bignamino prediletto, ma anche sul più recente Wave of Mutilations del 2004 si studia alla perfezione.

La setlist dei concerti estivi della band sembra tratta proprio da quest’ultimo. Ci sono tutte, a cominciare dalle prime note di Cecilia Ann, Rock Music e la prima esplosione del pubblico con Bone Machine. Altra esplosione su Monkey Gone to Heaven, Gouge Away, Velouria, Allison. Quattro album in studio, un live e due best che ci portiamo dietro da un ventennio d’altronde, contribuiscono ad acclamare un po’ tutti i brani come delle hit.

Altra formazione che ha segnato in modo indelebile gli anni ’90, i Pixies non sono invecchiati di una virgola. Le canzoni vengono riproposte esattamente come sono state scritte e si riascoltano sempre con estremo piacere. Ci si anima sui brani più garage, sui riff più duri e compatti e ci si rallegra su quei motivetti che ti entrano in testa e non ti lasciano come Debaser o Gigantic.
In scaletta trovano spazio anche due cover. Si tratta di Winterlog di Neil Young e di un omaggio a Jesus and the Mary Chain con il brano Head On.

Dopo l’interruzione forzata il concerto scivola via veloce. Il pilota automatico è stato inserito e si arriva in perfetto orario a destinazione. Saluti calorosi di rito, giù dal palco e di nuovo insieme per quello che è un bis che tutti conosciamo ancora prima di sentirlo. Gioco di sguardi tra Black e Kim, grido e quello Stop! Che su disco abbiamo ascoltato quante volte? Cento, mille? Esecuzione impeccabile di Where is my Mind? E finalone sulle note di Here Come Your Man.

Tutto bene, si. Concerto carino, si. Mentre scrivo la radio trasmette 'la notizia del giorno'. Pare che Morrissey abbia rifiutato quella che è soltanto l’ultima offerta, qualcosa come cinque milioni di dollari, per tornare in tour con gli Smiths. Ma…

Laura Gramuglia