Con le mani imbrattate ci ricordiamo di Bob Dylan e delle sue tele pastose, di Joni Mitchell che respira Van Gogh, di John Lennon che ben prima di conoscere il movimento Fluxus grazie a Yoko non smette di riempire pagine di racconti e disegni naif, delle installazioni newyorkesi di Laurie Anderson e delle eccentriche sculture di David Byrne. E si potrebbe continuare ancora a lungo, tanti sono i musicisti che nel corso della propria carriera non hanno mai abbandonato quel primo amore per l’arte e altri che nel tempo hanno preferito restare fedeli a un gusto personale, cercando di dare origine a quell’immagine che solo loro avevano in testa.

Ed è proprio la consapevolezza di questo interscambio tra note e colori, pennelli e spartiti, a illuminare il lavoro di taluni artisti, spesso con opere di mirabile gusto e originalità.

L’Italia ha spesso celebrato, negli ultimi anni, soprattutto le ultime generazioni di questi musicisti. Lodevole l’apporto dell’esperto d’arte, già critico e scrittore, Luca Beatrice, curatore della mostra Sound & Vision accolta al Palazzo della Penna di Perugia nel 2006 e della più recente Love Me Fender in mostra al Museo della Musica di Bologna. Sempre a Beatrice si deve l’allestimento della prima mostra personale in Italia di Daniel Johnston; ospitata alla galleria Antonio Colombo di Milano nel 2008 l’esposizione The Devil and the Daniel ha avuto il pregio di celebrare il lavoro, la musica, l’arte di un artista da tempo estremamente apprezzato. La notorietà è stata raggiunta con l’invito alla Biennale del Whitney del 2006 dove Daniel ha proposto i sogni, ma soprattutto gli incubi che da sempre governano il suo folle immaginario caratterizzato da una lotta sincopata tra bene e male.

Assenti purtroppo i suoi supereroi, personaggi dei fumetti e dei cartoni dalla mostra inaugurata sempre a Milano nei giorni scorsi: It’s not only Rock’n’Roll, Baby! in Triennale Bovisa fino al 26 settembre 2010. Si tratta di una collettiva in cui vengono esposte opere create da dodici artisti alcuni dei quali icone sulla scena rock internazionale: Alan Vega, Andy, Antony (Antony and the Johnsons), Bianca Casady (CocoRosie), Chicks on Speed, Devendra Banhart, Fischerspooner, Kyle Field, Patti Smith, Pete Doherty, The Kills, Herman Dune.

Dando rapidamente uno sguardo ai nomi scelti impossibile non ricordarsi dell’esibizione collettiva ad opera dello stesso Banhart realizzata all’Atelier Cardenans Bellanger di Parigi intitolata Yo mire un garza dandole combate a un rio. Tra i tanti artisti in mostra fecero capolino una vecchia conoscenza folk che proprio grazie a Devendra vive tuttora una seconda giovinezza, Vasti Bunyan e poi ancora Bianca Casady delle CocoRosie (figura in passato legata al musicista nel privato e nel lavoro), Kyle Field noto nella scena musicale come Little Wings, Daniel Higgs poeta, pittore, tatuatore e cantante dei Lungfish, Mick Barr membro fondatore della jazz-metal band Orthrelm e infine l’ex modello L’AU, al secolo Laurent Leclère, metà artistica della coppia MI and L’AU.

It’s not only Rock’n’Roll, Baby! Ripercorre i passi della prima edizione della mostra, svolta, con grande successo di pubblico e di critica, al Bozar di Bruxelles nel 2008. Come a Bruxelles con un autore belga, così la mostra in Triennale Bovisa celebra un artista italiano, Andy dei Bluvertigo.

La mostra è stata concepita da Jérôme Sans, fondatore ed ex-direttore del Palais de Tokyo di Parigi, oggi direttore del Centro Ullens per l’Arte Contemporanea di Pechino. Il suo interesse per gli artisti che esplorano le più diverse discipline culturali, lo ha portato negli ultimi quindici anni a presentare gli aspetti meno noti di alcuni dei più famosi artisti. La musica ha sempre fatto parte del suo mondo e del suo lavoro; insieme alla cantante Audrey Mascina, ha formato il duo di elettro-rock Liquid Architecture.

Tra le opere in mostra figurano, tra le altre, i dipinti fatti col sangue di Pete Doherty, le polaroid intime in bianco e nero di Patti Smith, i collage di Antony e i disegni minuziosi, primitivi, strettamente legati alla natura di Denendra Banhart, recentemente in Italia per un paio di date a giugno e prossimo al ritorno per un live a Villa Arconti a Bollate il prossimo 14 luglio.

‘Canto ciò che non posso disegnare e disegno ciò che non posso cantare’. Zanzare, pesci esotici, radici e foglie, visi dagli occhi spalancati e corpi piumati, questi i soggetti scelti dall’artista che dichiara tra le proprie fonti d’ispirazione campi d’energia, schiere di terreni erbosi, terra rossa e sorgenti e un interesse spiccato per l’arte Topanga, naturalmente senza prendersi troppo sul serio… Il seme della pittura e il seme delle canzoni vengono generati dalla stessa fonte ed io penso che la fonte sia importante e voi italiani dovreste sapere quanto è importante la mamma!

Laura Gramuglia