Vinicio Capossela Live @ Sherwood Festival (PD)
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Ogni volta è una festa. Ogni volta che il carrozzone del Solo Show approda in città ti viene voglia di accorrere prima per dare una sbirciata tra le quinte, quasi a volere scoprire trucchi e artifizi immaginifici. Lo spettacolo di Vinicio Capossela non sarà un circo, non viaggerà tra carretti e tendoni da picchettare, ma l’immaginazione la stimola eccome. Tra festoni colorati e lampadine da luna park, teli colorati che illustrano canzoni e attrazioni, fuochi d’artificio e assistenti mascherati l’eredità del circo Barnum è in buone mani. Sul palco racconti fantastici e brandelli di realtà non smettono di rincorrersi in una giostra che accoglie venti anni di carriera. Ognuno è un uomo vivo. Ognuno è parte integrante di uno spettacolo che lascia a casa ruoli per accogliere artisti di genere. Musicisti, maghi, maschere, fieri interpreti di brani che vestono a festa i paganti, nessuno escluso. Ognuno è protagonista con il proprio strumento, il proprio abito di scena, costumi, carte, trampoli, cappelli e bottiglie incorniciano canzoni già indossate tante volte eppure fresche e affatto lise. Dall’ultimo lavoro camminano ormai sulle proprie gambe brani come Il Gigante e Il Mago, e In Clandestinità. Il primo supportato dalla follia dello stesso mago Christopher Wonder, immancabile al fianco di Capossela in ogni sortita dal vivo. In Clandestinità omaggia un altro grande ispiratore della strada cara all’autore, Vincenzo Costantino alias Cinaski alias Mr. Pall che quando incontra Mr. Mall da origine a lunghi o brevi round di poesia, bevute e surreali pubblicazioni. Il viaggio prosegue a ritroso eppure con un occhio puntato alla festa e all’oggi quasi a non lasciarsi troppo illanguidire da atmosfere e sentimenti che così a lungo hanno coinvolto l’autore in vuoti a perdere. Che coss’è l’amor, Non è l’amore che va via, Pongo sbronzo restano fotografie un po’ ingiallite dal fumo appese in qualche bar. C’è un presente radioso al quale correre incontro, ci sono storie che attraversano il mito e altre che attendono in qualche parte del mondo e aspettano solo di essere raccontate. La faccia della terra, il film documentario di Gianfranco Firriolo, in libreria e presentato ancora quest’estate racconta all’incirca questo. Del viaggio, delle storie da portare a casa e dei suoi interpreti che non vedono l’ora di reincarnarsi attraverso le note di uno spartito. Incontri fortuiti e fatali, solitudini specchiate, side shows da rodeo americano. Un brulicare di storie e di vita che affiorano sulla faccia della terra come su quella dell'io narrante, deturpandone i lineamenti e intrecciandoli per sempre a quelli dei suoi personaggi. Brucia Troia, Dalla parte di Spessotto, L’uomo Vivo frammenti estratti da un altro viaggio, quello di Ovunque Proteggi che ha portato Capossela a conoscere musicisti straordinari come Vincenzo Vasi, il cantante occulto che utilizza la propria voce come uno strumento ogni volta diverso da amalgamare a theremin, xilofono, fischi e marimba. E ancora Stefano ‘Asso’ Stefana alla chitarra e al banjo, Glauco ‘Bruno Ganz’ Zuppiroli al contrabbasso, distinto signore in coppola e cravatta ritagliato da una fumosa bettola anni ’30. E ancora la batteria di Zeno De Rossi e i fiati di Achille Succi (sax) e Mauro Ottolini (trombone). Tutti insieme a testimoniare unità, un suono organico e circolare stretto intorno al proprio autore che raduna tutti a sé, personaggi e interpreti. Ritorna Maraja e ritorna anche Zampanò, archetipi d’asfalto con addosso pepli o cappotti impolverati dai quali non ci si libera e ci aveva avvertito Vinicio, non più tardi di qualche sera addietro, in occasione delle presentazione de La Strada di Federico Fellini e della felice intuizione di quest’ultimo nella creazione di un burbero omone vittima di mani e piedi più grandi di lui. Il ballo di San Vito elettrizza prima di consegnarci alla stagione sulle note dell’odiata estate di Bruno Martino, dedicata a Lelio Luttazzi. Una stagione che costringe a sedersi e a restare immobili innanzi a pale e condizionatori, una stagione che condiziona il corpo e libera la mente. Ovunque Proteggi innalza e congeda. Laura Gramuglia Le foto del concerto sono del fotografo Sebastiano Macciò |
