UROD
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Stefano Bovi: voce
Roberto Albini: batteria
Gianluigi Fanaro: chitarra
Leonardo Galante: chitarra
Davide Ceccarossi: basso
Simone Marchetti: tastiere
La tecnica non è da accademici del suono, ma da autodidatti che si avvicinano ad uno strumento con stupore e con la voglia di comunicare qualcosa di profondo. Quello che reputiamo fondamentale è far arrivare l’anima della canzone a chi l’ascolta (in questo si riconosce un approccio punk alla musica). Il gruppo ha avuto una genesi travagliata, dal ’99 a oggi si sono avvicendati musicisti che comunque sia hanno contribuito allo sviluppo dei pezzi e alla maturità a cui il gruppo è giunto. Ora la formazione è stabile da più di un anno e mezzo e ciò ha permesso di approntare un discorso musicale più duraturo che ha permesso il delinearsi del contesto nel quale far crescere le canzoni, un tappeto sonoro costituito da reminescenze dei primi anni ’80, filtrate attraverso una sensibilità più propriamente rock, ed è appunto questa la miglior definizione per la musica degli UROD. Ognuno di noi, infatti, proviene da influenze musicali diverse, con alcuni punti di contatto che sono proprio le correnti dark e new-wave, queste vengono miscelate attraverso l’esperienza musicale e l’estro creativo di ciascuno ed il mix che ne viene fuori è rappresentato da canzoni rock suonate con uno stile molto scuro e personale, presentate con una sezione ritmica compatta su cui si inseriscono trame di chitarre e tastiere che a seconda delle occasioni hanno sia l’impatto del punk che le atmosfere malinconiche proprie del dark. La musica, intesa in questi termini, assume maggiore forza grazie alla presenza di testi introspettivi che caratterizzano il significato delle singole canzoni. La scrittura è affidata a Stefano, la voce del gruppo. Le liriche si presentano sotto varie forme: spesso raccontano di sofferenza e alienazione dalla vita, a volte sono più surreali o ironici ma il sentimento che funge da filo conduttore resta il malessere, quasi uno spleen di stampo baudelairiano. Questa è più o meno in nostro modo di fare arte sotto forma di musica; in questo periodo la stiamo proponendo in giro per farci conoscere e i pareri di chi ci ha ascoltato sono più che confortanti. Abbiamo stampato un cd autoprodotto da pochi mesi e lo stiamo distribuendo alle varie case discografiche, in più c’è l’attività live:abbiamo suonato in molti importanti locali di Roma e fatto altre date in Abruzzo e Lazio, abbiamo partecipato anche a manifestazioni organizzate da Radio Rock e dalla Sinistra Giovanile-Festa de l’Unità di Roma. Il nostro passato lo abbiamo scritto qui….qual’è il futuro? Questo ovviamente non lo sappiamo, per adesso ci basta sapere che…”in un giorno come un altro niente di nuovo…e questo è già molto!”
La parola U.R.O.D. (Ultra Rapid Opiate Detoxification) è solo la sigla di un trattamento riabilitativo per tossicodipendenti. Il metodo (che consisteva praticamente a far restare in coma il paziente per circa 24 ore consentendogli di passare “i suoi momenti brutti” in stato di catalessi) prometteva la completa detossificazione da oppiace. Questa è la premessa al nostro nome che suona un po’ come una dichiarazione di intenti.
La tecnica non è da accademici del suono, ma da autodidatti che si avvicinano ad uno strumento con stupore e con la voglia di comunicare qualcosa di profondo. Quello che reputiamo fondamentale è far arrivare l’anima della canzone a chi l’ascolta (in questo si riconosce un approccio punk alla musica). Il gruppo ha avuto una genesi travagliata, dal ’99 a oggi si sono avvicendati musicisti che comunque sia hanno contribuito allo sviluppo dei pezzi e alla maturità a cui il gruppo è giunto. Ora la formazione è stabile da più di un anno e mezzo e ciò ha permesso di approntare un discorso musicale più duraturo che ha permesso il delinearsi del contesto nel quale far crescere le canzoni, un tappeto sonoro costituito da reminescenze dei primi anni ’80, filtrate attraverso una sensibilità più propriamente rock, ed è appunto questa la miglior definizione per la musica degli UROD. Ognuno di noi, infatti, proviene da influenze musicali diverse, con alcuni punti di contatto che sono proprio le correnti dark e new-wave, queste vengono miscelate attraverso l’esperienza musicale e l’estro creativo di ciascuno ed il mix che ne viene fuori è rappresentato da canzoni rock suonate con uno stile molto scuro e personale, presentate con una sezione ritmica compatta su cui si inseriscono trame di chitarre e tastiere che a seconda delle occasioni hanno sia l’impatto del punk che le atmosfere malinconiche proprie del dark. La musica, intesa in questi termini, assume maggiore forza grazie alla presenza di testi introspettivi che caratterizzano il significato delle singole canzoni. La scrittura è affidata a Stefano, la voce del gruppo. Le liriche si presentano sotto varie forme: spesso raccontano di sofferenza e alienazione dalla vita, a volte sono più surreali o ironici ma il sentimento che funge da filo conduttore resta il malessere, quasi uno spleen di stampo baudelairiano. Questa è più o meno in nostro modo di fare arte sotto forma di musica; in questo periodo la stiamo proponendo in giro per farci conoscere e i pareri di chi ci ha ascoltato sono più che confortanti. Abbiamo stampato un cd autoprodotto da pochi mesi e lo stiamo distribuendo alle varie case discografiche, in più c’è l’attività live:abbiamo suonato in molti importanti locali di Roma e fatto altre date in Abruzzo e Lazio, abbiamo partecipato anche a manifestazioni organizzate da Radio Rock e dalla Sinistra Giovanile-Festa de l’Unità di Roma. Il nostro passato lo abbiamo scritto qui….qual’è il futuro? Questo ovviamente non lo sappiamo, per adesso ci basta sapere che…”in un giorno come un altro niente di nuovo…e questo è già molto!”
La parola U.R.O.D. (Ultra Rapid Opiate Detoxification) è solo la sigla di un trattamento riabilitativo per tossicodipendenti. Il metodo (che consisteva praticamente a far restare in coma il paziente per circa 24 ore consentendogli di passare “i suoi momenti brutti” in stato di catalessi) prometteva la completa detossificazione da oppiace. Questa è la premessa al nostro nome che suona un po’ come una dichiarazione di intenti.

