I Settlefish sono un giovane quintetto di Bologna. Attivi da circa cinque anni la band ha nel corso degli ultimi tre anni suonato oltre 200 concerti in giro per il mondo. Solo tra 2003 e 2005 i Settlefish hanno fatto oltre 70 date negli Stati Uniti e in Canada mentre circa un centinaio in giro per l’Europa. Il resto è stato passato in lungo e largo per l’Italia. Hanno diviso il palco con tutte le maggiori realtà indipendenti italiane e non: Afterhours, Fantomas, Perturbazione, Yuppie Flu, Appleseed Cast, El Guapo, Lungfish, Desert City Soundtrack, Giardini Di Mirò, Yage, French Toast, The Thermals, Garrison, Califone, Paolo Benvegnù ecc. La band ha partecipato ad alcuni dei maggiori festival italiani tra cui Tora Tora Festival (edizione 2005), Six Day Sonic Madness, Musica Nelle Valli e pertecipato all’edizione 2003 del prestigioso festival South By SouthWest a Austin nel Texas. Il gruppo ha finora pubblicato 2 album per l’etichetta di culto americana “Deep Elm” nota per aver fatto conoscere negli anni ’90 un indie rock di forte stampo emotivo. Con il 2005 i Settlefish hanno scelto di sdoppiarsi legandosi ad una importante realtà indipendente italiana, l’etichetta Unhip Records che cura l’uscita dell’album, su cd in Italia e nell’Europa continentale, e nella versione vinilica, in tutto il mondo. “The Plural Of The Choir” secondo e nuovo lavoro per la band bolognese è stato prodotto da Brian Deck, già produttore di gruppi quali Modest Mouse, Iron & Wine, Califone, Orso e Tortoise. Interessanti le collaborazioni che si susseguono in “The Plural of..”: dagli handclap di Ferruccio e Carlo dei Cut in “It Was Bliss”, al lungo droning di Jukka dei Giardini di Mirò sul finale di “We Please the Night, Drama”. Anche Brian Deck, nei ’90 batterista del gruppo culto “Red Red Meat”, aggiunge percussioni e seconde batterie in molti brani, e la band approfitta di quest’ultima collaborazione per registrare una cover della suddetta band in compagnia di un membro fondatore della stessa. Si tratta di “Lather” tratta dall’ lp “Jimmy Wine Majestic” edito su Sub Pop: una triste ballad trasformata dai nostri in un pezzo surf spastico e veloce. Esclusa dal disco, sarà contenuta in un tributo edito da Unhip Records che vedrà la partecipazione di molti ospiti internazionali come Black Heart Procession, Mark Lanegan, Modest Mouse e John Parish. “The Plural Of The Choir” è caratterizzato da una maggiore attenzione alla forma canzone rispetto al lavoro precedente. I pezzi sono più brevi, più accessibili, e sono collegati l’un l’altro da brevi texture sonore o da altri piccoli frammenti musicali. La musica dei Settlefish è, in questo disco, un indie rock molto chitarristico che spazia, senza troppi dogmatismi, da miti arpeggi melodici a bordate più direttamente post-punk, senza disdegnare brevi incursioni in ambito acustico e ambientale. Anche la grafica è realizzata da un’importante artista di oltreoceano. Tae Won Yu, oltre ad essere la mente dietro a quasi tutte le copertine dei Built To Spill, ha anche lavorato per gente come Beck o Jon Spencer Blues Explosion. Le liriche del disco sono in inglese, non per snobismo nei confronti dell’italiano, ma per una maggiore facilità e naturalezza che Jonathan ha scrivendo nella sua lingua madre. I testi, infatti, sono molto intimi, trattano di abbandono e di riscoperta, ma sono sempre tradotti in parole eleganti e mai scontate, in uno svilupparsi di metafore e constatazioni reali e crude. Nel prossimo autunno il gruppo suonerà il più possibile nei club italiani, per supportare l’uscita dei video di “The Barnacle Beach” e “It Was Bliss”, che saranno in programmazione su tutti i network musicali nazionali. Nuovi progetti per il 2006, sono la registrazione di nuovo materiale, un probabile tour con un importante gruppo italiano, e un (ennesimo) tour in Germania e Inghilterra.