I Plebei
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I Plebei sono un quintetto formato da Vincenzo Plebe Palombo, chitarra e voce, Mario Speziali, chitarra solista, Simon Coppolino, fisarmonica, Mauro Consolati, batteria, Walter Filagrana, contrabbasso
Nascono ufficialmente nel 1996, come band di musica di blues, con un repertorio di brani per la maggior parte originali. Dal 2001 la composizione del gruppo è diventata l’attuale portando ad una revisione dello stile verso sonorità più acustiche. In quell’anno il gruppo partecipa ad Alband, concorso musicale indetto dal Comune di Rovereto, classificandosi al 3° posto nella graduatoria senior. Dal 2006 i Plebei sono impegnati nella realizzazione del primo demo-album, le “Illusioni”, il che comporta una rallentamento delle esibizioni dal vivo. Vanno comunque segnalati gli spettacoli tenuti a Castelfolk (Castellano, 2006), al MuVo (Mori, 2006), alla Festa della Musica (Arco, 2005 e 2006), ad Artisti in Strada (Rovereto, 2004, 2005 e 2006) e al concerto di Natale al pub Murphy’s (Mori, 2006). Nel 2007 il gruppo è stato segnalato, dopo tre prove di selezione, al concorso nazionale Tour Music Fest, assieme a venti altre band emergenti italiane, sui circa duemila partecipanti. Le “Illusioni fittizie del giovedì sera” è il primo album in studio. Il primo singolo in studio è “Africa” (2001) e il primo cd live “Illusioni fittizie live” (2006).
Musica immigrante. Musica che raccoglie, in giro per il mondo e per il tempo, generi e stili. La passione per il blues, il cuore della canzone popolare italiana, qualcosa di jazz, la musica in bianco e nero della dolcevita, un’ombra di bossanova, un po’ di canzone d’autore, un modesto jive, un umile swing… Come se gran parte dei generi e degli stili, dopo essere emigrati e divisi, tornasse insieme, vecchi parenti che non parlano la stessa lingua ma che hanno lo stesso profilo e gli stessi zigomi: si somigliano, non si capiscono, ma si intendono. Musica del ritorno e del riconoscimento, una musica per intenditori. Perché la famiglia e una, ma le parentele sono molte. Musica italiana, naturalmente, ma di un’Italia composita e varia, senza vere distinzioni geografiche, né dentro né fuori. Musica che quasi si riconosce, in cui riconoscersi. Musica popolare e popolo di musica. Come i ciottoli levigati e consumati dal mare, portati lì chissà da dove, tutti diversi ma ognuno partecipe nella formazione della spiaggia, nella musica.
Nascono ufficialmente nel 1996, come band di musica di blues, con un repertorio di brani per la maggior parte originali. Dal 2001 la composizione del gruppo è diventata l’attuale portando ad una revisione dello stile verso sonorità più acustiche. In quell’anno il gruppo partecipa ad Alband, concorso musicale indetto dal Comune di Rovereto, classificandosi al 3° posto nella graduatoria senior. Dal 2006 i Plebei sono impegnati nella realizzazione del primo demo-album, le “Illusioni”, il che comporta una rallentamento delle esibizioni dal vivo. Vanno comunque segnalati gli spettacoli tenuti a Castelfolk (Castellano, 2006), al MuVo (Mori, 2006), alla Festa della Musica (Arco, 2005 e 2006), ad Artisti in Strada (Rovereto, 2004, 2005 e 2006) e al concerto di Natale al pub Murphy’s (Mori, 2006). Nel 2007 il gruppo è stato segnalato, dopo tre prove di selezione, al concorso nazionale Tour Music Fest, assieme a venti altre band emergenti italiane, sui circa duemila partecipanti. Le “Illusioni fittizie del giovedì sera” è il primo album in studio. Il primo singolo in studio è “Africa” (2001) e il primo cd live “Illusioni fittizie live” (2006).
Musica immigrante. Musica che raccoglie, in giro per il mondo e per il tempo, generi e stili. La passione per il blues, il cuore della canzone popolare italiana, qualcosa di jazz, la musica in bianco e nero della dolcevita, un’ombra di bossanova, un po’ di canzone d’autore, un modesto jive, un umile swing… Come se gran parte dei generi e degli stili, dopo essere emigrati e divisi, tornasse insieme, vecchi parenti che non parlano la stessa lingua ma che hanno lo stesso profilo e gli stessi zigomi: si somigliano, non si capiscono, ma si intendono. Musica del ritorno e del riconoscimento, una musica per intenditori. Perché la famiglia e una, ma le parentele sono molte. Musica italiana, naturalmente, ma di un’Italia composita e varia, senza vere distinzioni geografiche, né dentro né fuori. Musica che quasi si riconosce, in cui riconoscersi. Musica popolare e popolo di musica. Come i ciottoli levigati e consumati dal mare, portati lì chissà da dove, tutti diversi ma ognuno partecipe nella formazione della spiaggia, nella musica.

