Live in Berlin
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9 novembre 1989 - 9 novembre 2009 Vent'anni dalla caduta del muro. Vent'anni che hanno portato Berlino al centro della scena culturale europea. Vent'anni di crescita e contaminazione disperatamente volute e ricercate, possibili solo dopo quel 9 novembre del 1989. Prima i divieti, una conoscenza sommessa, un orecchio teso a un muro che impediva anche un semplice ascolto. A Est c'era l'immaginazione. A Ovest la conoscenza di un mondo che a Berlino stava per attraccare. Un porto chiamato Hansa Studios conosciuto anche come Hansa By The Wall Studios, proprio per la vicinanza a un tratto del Muro di Berlino. Proprio qui dalla fine degli anni '70 decine di artisti decidono di vivere insieme alla città un cambiamento che nell'arco di un decennio non tarderà ad arrivare. David Bowie, Iggy Pop tra i primi ad annusare la storia. Il primo celebrerà la città tedesca con la celeberrima trilogia berlinese Low, Heroes e Lodger, tris di album in realtà soltanto in parte realizzati a Berlino, ma fortemente influenzati dalle contaminazioni krautrock di Kraftwerk e Neu!. E' lo stesso Bowie a sostenere l'amico Iggy Pop in un periodo particolarmente difficile, in cui abusi e dipendenze la fanno da padrone nella vita dell'artista dallo scioglimento degli Stooges in poi. La relazione tra i due, simile a quella intrecciata qualche stagione addietro tra il Duca e il Lou Reed di Transformer, rende piuttosto bene a Iggy: The Idiot e Lust For Life sono gli album dati alle stampe in questo periodo. Brani come China Girl, The Passenger e la stessa Lust For Life diverranno vere pietre miliari nella lunghissima carriera del performer statunitense. Nick Cave approda a Berlino nei primi anni '80 e proprio in città, grazie all'incontro con Blixa Bargeld (chitarrista degli Einsturzende Neubauten) concentra buona parte dell'attività della sua band Birthday Party. Dalle ceneri di quest'ultima germoglieranno presto i Bad Seeds; Cave sublimerà il ricordo berlinese qualche anno dopo in una splendida sequenza live nel capolavoro di Wim Wenders Der Himmel über Berlin (Il cielo sopra Berlino) dedicato proprio alla capitale tedesca. I Depeche Mode affittano gli Hansa Studios a partire dal 1984, è l'inizio di un'altra trilogia che porterà la band inglese a concepire Construction Time Again con una specifica attenzione al sociale e una perla quale Everything Counts a chiosa. A poco meno di un anno di distanza è la volta della cupa Master and Servants contenuta in Some Great Reward. Black Celebration nel 1986 concluderà degnamente il periodo con l'ottima prova vocale di Martin Gore in A Question of Lust e la palese influenza di suoni industrial tipici del periodo. Ai confini del muro anche una storia tutta italiana. A Kreuzberg nel 1981 due giovani emiliani si incontrano e cominciano a pensare a un progetto fortemente influenzato dal clima e dalla storia di una città che così tanto ha inciso sul provincialismo di alcune cittadine disseminate lungo la via Emilia. Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni tornati a casa fondano un primo gruppo chiamato Mitropank, che ha breve vita. L'estate successiva i due, di nuovo a Berlino con il bassista Umberto Negri gettano le basi dei CCCP. Con il crollo del muro si assiste anche a un altro importane fenomeno che coinvolgerà diverse arti, ma nella musica troverà lo sfogo più ampio e redditizio: la nascita della cultura techno. Cade il muro, si svuotano cantine, palazzi, fabbriche e la voglia di gridare al mondo una libertà mai conosciuta prima, soprattutto dai giovanissimi dell'est, si concretizza in party elettronici senza fine. Edifici abbandonati e magnificamente riarrangiati diventano presto il fulcro di questi ritrovi. Dalle 150 presenze alla prima Love Parade del primo luglio 1989 al milione di teste saltellanti e colorate degli anni '90. Nomi come Tanith, Sven Vath e in seguito Paul van Dyk trascinano ben presto la cultura techno in tutta Europa, degna risposta alle correnti d'oltreoceano di una città come Detroit. Il proliferare della Club Culture berlinese non illumina pienamente le ombre di un muro che continua a ergersi soprattutto davanti alla finestra di quegli Hansa Studios di nuovo popolati nel 1990 da U2. La band irlandese all'inizio dell'estate si trasferisce in città per dare vita e forma all'album del rinnovamento. Achtung Baby vede la nascita di un nuovo sound, di un occhialuto Bono - Mr. The Fly e l'esaltazione di una splendida collaborazione tra il gruppo e Anton Corbijn suggellata dalle immagini che accompagnano una delle tre versioni del video di One, ambientata proprio all'interno degli Hansa Studios. Gli U2 torneranno nella capitale tedesca il prossimo 5 novembre in occasione degli Mtv Music Awards. Si tratta della sedicesima edizione di un premio che nel 1994 per la prima volta approdò in Europa. All'epoca, sul palco innalzato davanti alla porta di Brandeburgo, George Michael intonava Freedom in apertura dello show condotto da Tom Jones mentre gli artisti americani agguantarono la maggior parte dei riconoscimenti; nel tempo l'Europa e la stessa Germania riuscirono a ritagliarsi una fetta cospicua di mercato. Proprio nel 1994 vide la luce il progetto Rammstein, diverse poi le formazioni heavy metal che proliferarono nel territorio sulla scia dei predecessori Helloween e dei più blandi Scorpions. Oggi, a farla da padrone, è il pop campione di vendite dei giovanissimi Tokio Hotel e Cinema Bizarre. Quanto agli Hansa By The Wall Studios l'attività continua. Lo scorso anno le celebri mura hanno ospitato la produzione di A hundred million suns, ultimo lavoro in casa Snow Patrol. Estremamente impressionati dal lavoro degli illustri predecessori anche i Supergrass; la band di Oxford ha registrato buona parte del nuovo album Diamond Hoo Ha proprio ai leggendari Hansa con la produzione di Nick Launey (Arcade Fire, Yeah Yeah Yeahs, Nick Cave, Talking Heads). Ma c'è un altro muro in odore di anniversario, quello di The Wall dei Pink Floyd di anni ne compie trenta. The Wall, doppio lp del 1979 assurge ben presto a simbolo di ogni isolamento, un'opera rock celebrata proprio nella nuova Berlino da Roger Waters il 21 luglio del 1990. Sul palco, al posto della disciolta formazione, portarono il proprio contributo numerosi artisti tra cui Scorpions, Ute Lemper, Bryan Adams, The Band, Jerry Hall, Cindy Lauper, Joni Mitchell, Van Morrison e Sinead O'Connor. Spetta però a Rostropovich la paternità del Requiem per il Muro. Nei giorni della caduta il leggendario violoncellista, privato anni prima della cittadinanza sovietica, improvvisò un concerto davanti al muro; l'evento venne ripreso dalle telecamere di tutto il mondo. Laura Gramuglia |

